Omelie

Omelia di don Luca del 1 agosto 2021 - Tempo Ordinario XVIII

Vorrei proporvi la lettura del brano di Vangelo appena proclamato partendo da alcune domande che la folla rivolge a Gesù: “Come hai fatto a venire qui? Qual è la tua opera? Che cosa dobbiamo compiere?” 

Per altre quattro domeniche ascolteremo il capitolo 6 del Vangelo di Giovanni che è abitualmente chiamato il “discorso” di Gesù alla sinagoga di Cafarnao. Da quello che abbiamo detto fin ora capiamo che non si tratta però di un semplice discorso, ma di un dialogo che ha degli interlocutori che fanno tante domande. 

Gesù ha appena compiuto la moltiplicazione dei pani e ha saziato la fame di cinquemila uomini che lo seguivano. Dopo il miracolo del pane i discepoli salgono sulla barca e si dirigono all’altra riva del Lago di Tiberiade. Gesù non va subito con loro ma li raggiunge nella notte, con il lago in tempesta, camminando sull’acqua. 

Da questi fatti prodigiosi comprendiamo la domanda della gente: “Come hai fatto a venire qui?”. Questa prima domanda è banale e sorge da una curiosità molto concreta, senza barca come hai attraversato il lago, è una domanda provocatoria quasi di sfida. 

Il comportamento di Gesù suscita nei discepoli e nella gente che lo segue una serie di interrogativi. Gesù ama coloro che si interrogano, egli stesso invita la folla a porsi delle domande, ma quelle giuste! 

La domanda vera che emerge dal brano del Vangelo è quella nascosta tra le pieghe della risposta di Gesù: “Voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato”. 

La domanda vera è: Perché mi cercate? Mi cercate perché vi ho dato da mangiare, perché compio prodigi o perché avete compreso che per voi sono un dono? 

Che cosa stiamo cercando quando cerchiamo Gesù? È la domanda che percorre tutto il Vangelo di Giovanni da cima a fondo. Nel primo capitolo il Battista indica Gesù come l’Agnello di Dio e due dei discepoli di Giovanni seguirono Gesù, il quale gli disse “Che cosa cercate?”. “Vogliamo vedere dove dimori”. “Venite e vedrete” (Gv 1,38). La prima esperienza per loro sarà quella di stare per comprendere. Alla fine del Vangelo al capitolo venti, dopo la morte del Maestro, Maria di Magdala va al sepolcro per onorare il corpo di Gesù e non lo trova, ma nel giardino le appare un uomo che le dice: “Donna perché piangi? Chi cerchi?”. “Va’ dai miei fratelli e di loro…” (Gv 20,15). L’ultima esperienza con il Maestro, o meglio la prima con il Risorto, è un invito a partecipare alla sua missione. 

La domanda che nasce dalla risposta di Gesù ritorna a noi: Perché cerchiamo il Signore nella nostra vita? Molte volte lo cerchiamo per saziare la nostra fame, ma Gesù ci dice “Datevi da fare per il cibo che dura per la vita eterna”. 

Gesù diventa la garanzia per la vita futura “Io sono il pane della vita”. Non è più la promessa dell’Esodo che abbiamo sentito nella prima lettura capace di nutrire solo la vita corporale con la manna, è qualcosa di più: “Chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!”. 

Subito tra gli interlocutori di Gesù c’è qualcuno che pensa che ci sia qualcosa da fare per guadagnarsi questa vita eterna. Ma in pochi versetti, ritorna in modo martellante il termine “dono”. Solo ciò che è dono può nutrirci veramente, solo ciò che Gesù ha moltiplicato e ci ha donato in abbondanza può saziare la nostra fame e le nostre necessità. Solo se ci nutriamo del suo dono possiamo vivere. 

Ogni dono porta con sé delle domande. Quando abbiamo tra le mani qualcosa che abbiamo acquistato noi, questo non suscita interrogativi, l’abbiamo comperato noi, sappiamo da dove viene, quanto costa, a cosa serve… ma quando qualcuno ci regala qualcosa, allora cominciamo a farci delle domande: perché l’ha fatto? Chi è costui? Che cosa voleva dirmi? 

Raccogliere le domande che questo dono, il “pane del cielo”, ha suscitato ci aiuta a comprendere chi è colui che ci ha fatto questo dono per la vita eterna. 

La profondità dell’evangelista Giovanni ci fa capire che Dio non dà cose, ma offre se stesso e donandoci se stesso ci dà tutto. È questo uno dei nomi più belli di Dio il “datore di vita” - colui che si dona come il pane della vita. 

Cogliamo la provocazione che Gesù ci suggerisce questa domenica nel rispondere alla domanda “Che cosa cercate”. Egli ci chiede anzitutto di essere come Lui: nella vita datori di vita. 

don Luca Sartori